![]() IL PROGETTO “BORGO AMIGÓ”: L’IDEARIO Con "Ideario" intendiamo riferirci agli orizzonti di senso, alle linee guida, ai fondamenti, agli obiettivi globali che ispirano e orientano l'agire educativo con i ragazzi che usufruiscono dei servizi offerti dal Borgo Amigó; in una parola è il basamento fìlosofìco e culturale sul quale poggia l'itinerario educativo. I punti di riferimento La concezione cristiana dell'uomo, della vita e del mondo L’agire educativo non è neutro ma ha di mira delle proposte di vita che l’educando, nella sua libertà, potrà accettare o non accettare. E’ fondamentale, quindi, l'ideale di uomo che si propone! Ebbene l'idea di uomo che guida l'azione educativa al Borgo Amigò è quella cristiana. Un uomo che allo stesso tempo è finito (cioè con dei limiti imposti dalla sua natura) ma nello stesso tempo capace di trascendersi perché aperto all'infinito; un uomo in grado di riprogettarsi fino a raggiungere la sua realizzazione. Un uomo, tuttavia, che ha dentro di sé un insopprimibile anelito alla comunione-comunità e che ha bisogno degli altri per raggiungere la sua autentica pienezza; un uomo, quindi, che allo stesso tempo è costruzione e costruttore della propria e dell'altrui identità pur conservando dentro di sé il nucleo profondo dell'unicità. Possiamo quindi affermare che l'uomo ha un aspetto sociale quindi è inserito in un ambiente nel quale si trova continuamente a intessere rapporti con gli altri. E' competente; ha cioè, la capacità di agire e di sentirsi responsabile dei propri comportamenti e a partire dai propri comportamenti. E' un essere corporeo e perciò situato su coordinate spazio-temporali e caratterizzato come diverso da ogni altro. È un essere intelligente: capace, quindi, di coscienza critica e apertura ad un mondo di valori e spirituale che valica se stesso. Ha una dimensione affettiva, un suo mondo profondo e intrapsichico. Ma soprattutto egli è capace di libertà: l'uomo è ragionevole e, grazie alla propria ragione, è in grado di compiere scelte responsabili e personali, ed è capace di decidere di comportarsi moralmente ed in conformità alle norme e ai principi vigenti nel gruppo umano cui appartiene. Infine è educabile sempre e comunque: è il polo che caratterizza la persona. L'uomo è in grado di utilizzare le proprie esperienze per modificare se stesso in vista di uno sviluppo sempre più armonico e integrato. La concezione della vita che si cerca di istillare nel giovane si basa su di un sano realismo che ci fa comprendere come nell'esistenza umana niente si dà invano e che tutto va conquistato attraverso la fatica e il sacrificio. Per contro, come la vita stessa è il dono più grande ricevuto è essa stessa che spinge verso il suo apprezzamento e la gratuità. La tradizione La
tradizione e quindi l'esperienza accumulata in più di cento anni dai Terziari
Cappuccini nel campo del recupero dei ragazzi con problemi. Le dichiarazioni internazionali, le leggi e la produzione scientifica di settore. Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo II rispetto della produzione legislativa che riguarda i minori e delle suggestioni che, di volta in volta, vengono da studi e progressi in questo campo come dal contributo delle scienze dell'educazione. A titolo esemplificativo ricordiamo: - Dichiarazione dei diritti del fanciullo - DPR 448/88 Un modo peculiare di educare: essere e rigenerare. Posto che l'educabilità è ciò che caratterizza la persona umana, si tratta di trovare un modo consono a questa concezione di uomo perché il processo educativo si inneschi. "In fin dei conti il responsabile principale del processo educativo è il soggetto stesso in formazione; l'educatore non può far altro che porre le condizioni necessarie o convenienti affinché egli possa e voglia agire in prima persona". L'educazione intesa come processo di crescita che avvia l'uomo verso una vita in autonomia passa, quindi, al giovane non per travaso o per imposizione ma attraverso contagio o impregnamento: per iniziazione. Intendiamo riferirci, insomma, ad una particolare 'filosofìa dell'educazione' che vede la crescita in umanità dell'educando come l'autentica creazione di una seconda natura che porta a pienezza il suo essere; non sovrapposizione di nature, quindi, ma ampliamento delle sue capacità e dei suoi spazi poietici. Tuttavia, poiché l'umano - o se vogliamo, la pienezza dell'umano - si intuisce e si capisce solo attraverso l'esperire umanità, il faticoso cammino che porta alla creazione di questa seconda natura è sempre una "con-creazione". Ci piace riportare un racconto di Edoardo Galeano che ci sembra rappresenti bene, attraverso la dinamica della intergenerazionalità, il paradosso della "concreazione", il modo di intendere l'educazione come iniziazione e l'importanza della tradizione: “Sulle rive di un altro mare si ritira un altro vasaio negli anni della vecchiaia. Gli si velano gli occhi, gli tremano le mani, è arrivata la sua ora. Allora si compie la cerimonia dell'iniziazione: il vasaio vecchio offre al vasaio giovane il suo pezzo migliore. Così vuole la tradizione: l'artista che se ne va consegna il suo capolavoro all'artista che è iniziato. Il vasaio giovane non conserva quel vaso perfetto per contemplarlo e ammirarlo, ma lo butta per terra, lo rompe in mille pezzi, raccoglie i pezzi e li incorpora alla sua argilla”. La convivenza quotidiana con i suoi piccoli e grandi drammi, con le sue gioie e le sue incomprensioni, la dura fatica dell'acquisire e praticare quelle che una volta si chiamavano virtù e che, forse a cuor leggero, sono state messe da parte chissà per un eccessivo "odore di sacrestia", tutto questo - vissuto in stretto contatto con gli adulti di riferimento e con i pari - ha la capacità di instillare nel ragazzo un modo di vita praticabile nel contesto in cui tornerà a vivere. Diciamo che Il Borgo non è il mare ma la piscina dove si insegna e si impara a nuotare! I principi fondanti Proponiamo sotto forma di principi fondanti, quanto discorsivamente abbiamo esposto. In realtà questi principi ispirano qualsiasi azione educativa in quanto tale; li richiamiamo soltanto per ricordarci che, soprattutto in ambiti specifici, essi vanno tenuti presenti onde evitare nocive settorialità. Nella libertà e per la libertà. In educazione è permanente la tensione tra autorità e libertà. L’educatore sa che entrambi gli elementi sono importanti e tratta di combinarli con equilibrio poiché il giovane ha bisogno di sicurezza per agire e di libertà per maturare e realizzarsi L'ideale del sistema pedagogico amigoniano è insegnare al giovane il buon uso della sua libertà. Essendo la libertà uno dei doni più preziosi dell'uomo, si concede gradualmente nella misura in cui il soggetto dimostri di saperla usare, lo si mette in condizione e lo si aiuta a conquistare il suo totale autogoverno. II sistema pedagogico amigoniano esclude la violenza in tutte le sue forme e le sue manifestazioni ed in particolare l'uso di mezzi violenti e di sanzioni non proporzionate. Si preferisce unire la prudenza e la discrezione alla fermezza, il tutto ammantato da un forte spirito di paternità. Autorità: stimoli e sanzioni [MP.455-474] Insieme alla libertà si contempla anche l’autorità. Per molti questa parola equivale a castigo; è sinonimo di severità, durezza nel tratto, broncio e assenza di sorriso. Niente di più sbagliato. L’autorità è al servizio del giovane; non ha come fine costringere o uniformare la personalità ma promuovere il suo sviluppo. Chi ha la responsabilità dell’autorità deve segnalare norme, orientare, correggere e sanzionare, premiando ciò che è buono e riprendendo ciò che buono non è. Abbiamo sempre presente che un educatore che sovente fa ricorso a sanzioni non è buon educatore. ![]() Gli stimoli: La prima risorsa che usiamo è lo stimolo mediante la dosificazione della libertà. Gli stimoli usati nel nostro sistema sono la valutazione positiva, nomina per incarichi di fiducia, passeggiate, uscite straordinarie. “I giovani approfitta meglio di mezzi stimolanti piuttosto che coercitivi per giungere al compimento degli incarichi che sono loro assegnati”. Le sanzioni: Non sempre è sufficiente la disciplina preventiva, in tutte le società si ricorre alla sanzione. Anche nella nostra. Due condizioni indispensabili richiede la sanzione perché sia educativa e non semplicmente punitiva: dev’essere riparativa e riparabile. Riparativa: deve ristabilire l’ordine morale rotto. La riparazione di un danno materiale deve essere materiale; a danni morali, sanzione morale. Perché la sanzione sia riparativa deve essere fatta con calma e ragionando: che il giovane riconosca la sua mancanza e accetti la sanzione che per questa merita. La sanzione dev’essere breve, giusta, moderata e imposta con serietà. Mai si impone una sanzione senza esserne a conoscenza; evitare le minacce che molto presto perdono di ogni credibilità. Prima di sanzionare è necessario sapere se la mancanza proviene da ignoranza, incapacità, dimenticanza o malizia ed agire, quindi, di conseguenza. Riparabile: il giovane deve poter ristabilire la sua immagine qualora la sanzione l’abbia compromessa. Se il suo buon comportamento, durante il compimento della sanzione ce lo permette, questa si toglie. Una volta sanzionata una mancanza questa è passata e non la si ricorda più. Scientificità È indispensabile, in primo luogo, conoscere a fondo il giovane da educare analizzando complessivamente e sistematicamente ciascuno degli elementi integranti la sua personalità. Bisogna, pertanto, realizzare una anamnesi attraverso mezzi scientifici di studio della personalità finalizzata al raggiungimento di un quadro sintetico il più esaustivo possibile della struttura della personalità stessa. Ci preme, per un verso sottolineare la naturale insondabilità dell'essere umano e mettere in guardia da qualsiasi mezzo che pretendesse un suo inscatolamento dietro pretesa di scientificità mentre, per altri versi, si vogliono bandire forme di "spontaneismo" che sconfinano nella commiserazione, nella piaggeria o in un non meglio identificato "sentimento d'amore" che tutto pretende risolvere e capire. Un'autentica scienza supporta un amore forte e tenero insieme. Personalizzazione Si intende con questo "l'educazione su misura". Le caratteristiche individuali variano notevolmente da persona a persona; pertanto anche i problemi che ciascun ragazzo presenterà saranno diversi da quelli di un altro. Ciascuno è portatore di risorse particolari e di problemi peculiari per l'educatore e ogni risorsa reclama la sua giusta valorizzazione come ogni problema richiede la sua soluzione adeguata e individualizzata. In considerazione della dimensione sociale dell'uomo, punto di partenza è la costituzione, identificazione e valorizzazione dell'individuo come persona nella sua identità di essere unico e irripetibile. Su di questo si basa il progetto individuale a cui afferisce ogni ragazzo. Integralità L'educazione deve essere completa e riguardare tanto la sfera religiosa e morale, che della volontà, fìsica e intellettuale, nonché professionale e sociale. Essa non deve tralasciare niente di ciò che rinvigorisce e completa la personalità del giovane. Tutti gli aspetti dell'educazione hanno una loro peculiare importanza. Essa tende, quindi, alla formazione dell'uomo maturo, equilibrato e responsabile. Comunità Sebbene l'aspetto sociale e di gruppo sia già basilare in qualsiasi proposta educativa, soprattutto se rivolta a giovani e come tale contemplato nel punto precedente preferiamo richiamarlo tenendo ben presente che il "vivere insieme" ovvero il giusto modo di vivere insieme è una delle carenze più grandi dei ragazzi cui ci si rivolge. Questo principio vuol mettere in risalto come un’azione educativa in questo campo deve reggersi sul principio della massima personalizzazione e della massima comunitarietà. Innoffensività e miglioramento Inoffensività e miglioramento "costituiscono i due principi fondamentali di ogni attività di servizio. Infatti il miglior servizio è quello che produce il minor danno possibile e nello stesso tempo incrementa il valore di chi ne usufruisce". Si intende, con questo, aver presente che in ambito strettamente educativo va considerata anche la possibilità del "rischio educativo". Ci riferiamo alla possibilità reale che al ragazzo possa pervenire, dalla permanenza in comunità, un danno maggiore di quello che gli perverrebbe qualora continuasse a rimanere nella situazione in cui si trova o gli fosse proposta un'altra situazione o che, comunque, non trarrebbe i benefici auspicati. Le direttrici Perché il processo educativo possa sortire i suoi effetti - oltre i principi fondanti - deve essere costruito e condotto secondo delle direttrici convergenti che costituiscono la maniera peculiare di accogliere l'ospite del Borgo sotto il profilo educativo. Tradizionalmente sono individuate in: Familiarità È un sano modo di intendere la naturale asimmetria educativa basata sulla intergenerazionalità tra adulto e giovane. Si basa sulla interazione tra ragazzi e educatori attraverso rapporti relazionali e di convivenza che si fondano su di un clima familiare di affetto, di vicinanza e di amicizia. Direttrice quanto mai importante se si considera che una delle caratteristiche della gioventù attuale è quella di vivere i rapporti con gli altri in una sorta di dimensione virtuale secondo la quale il "riconoscimento è scambiato per conoscenza". Gradualità Per questo motivo si stabiliscono diverse fasi di trattamento e, all'interno di ciascuna fase, un'azione pedagogica progressiva in modo da ottemperare sempre alle esigenze della psicologia dell'età evolutiva e alle condizioni psicofìsiche del ragazzo. 2.4.5 Dosatura (meglio dosaggio?) II trattamento deve essere dosato con saggezza ed equità in modo tale da non travalicare per eccesso o per difetto le necessità del ragazzo; tenendo conto delle capacità dello stesso, in ogni circostanza e in ogni momento, regolando l'intensità dei passi educativi da compiere. Queste(??????) si applicano progressivamente senza forzare i passi della maturazione psicologica e si tarano sulle caratteristiche del ragazzo e alle sue possibilità di esiti educativi. Prevenzione Tenta di prevenire nel giovane recidive e di incanalare, affermare ed irrobustire la sua personalità. Gli incentivi come le eventuali sanzioni hanno la funzione di appoggio, di sostegno preventivo, più che di coercizione; la sanzione suole chiamarsi "prova educativa". Terapeutica Principio peculiare della pedagogia amigoniana è far fronte a traumi, sanare deficienze, compensare carenze, correggere disadattamenti. Questo compito si realizza all'esito della diagnosi sulla personalità del giovane con l'applicazione delle misure opportune richieste dal tipo di affezione emersa e dalla sua intensità. Originalità e integrazione Si vuol intendere, anzitutto, la necessità di orientare le attenzioni del ragazzo in una cornice che esalti la sua originalità pur nel contesto del normale vivere sociale. L'azione educativa, infatti, è orientata al superamento dei suoi aspetti defìcitari e non lo prepara a vivere nell'istituzione ma ad interagire in modo costruttivo e creativo con l’ambiente nel quale tornerà a vivere. Ciò vuol dire riconoscere a ciascun individuo il diritto a svilupparsi totalmente nella società come qualsiasi altro, evitando l'emarginazione e preparandolo alla sua crescita. Resilienza È un termine mutuato dal campo della metallurgia e si riferisce alla particolare capacità che hanno i metalli di mantenere intatta la loro struttura anche qualora fossero sottoposti a condizioni estreme. In educazione indica anzitutto la capacità dell'uomo di non essere determinato in assoluto dai vari contesti di vita e poi, soprattutto, la sua capacità di sviluppo normale anche in condizioni sfavorevoli. Educare vorrà dire anche fare appello alle capacità di resilienza che magari, per certe circostanze, sono sopite. Ovvero "individuare e valorizzare la capacità del giovane ad appoggiarsi sulle proprie risorse interiori per reagire in modo creativo di fronte ad una situazione difficile". Praticamente indica “il partire dal positivo”, i trampolini da cui spiccare il salto. ![]() La giornata pedagogica: - Giornalmente l’educatore centra la sua attività sul giovane e sul gruppo, l’educatore è l’asse intorno a cui ruota la vita del gruppo; ogni giovane e il gruppo intero sono l’ambito della sua attenzione e del suo lavoro. - Ciascun giorno necessita una preparazione immediata poiché in educazione il da farsi di un giorno è distinto da quello di ieri e degli altri giorni. - L’educatore coordina tutti gli atti della vita di famiglia del gruppo secondo il regolamento e gli orari stabiliti. - Conduce il gruppo con le tecniche adatte che gli permettono di conoscere le interazioni esistenti al suo interno e con appropriati mezzi pedagogici mantiene una disciplina soave. In particolare, programma dettagliatamente il suo incontro giornaliero con il gruppo al completo, momento in cui in modo semplice e familiare si fa il punto della situazione. - Con frequenza ha incontri individuali con ciascun alunno. Questo è un mezzo tradizionale per il suo profondo significato umano, per essere adatto allo sviluppo delle capacità di riflessione, importante mezzo di persuasione e di grande efficacia pedagogica. Livello organizzativo Prospetto mezzi finanziari. L’equipe educativa Tirocinanti, obiettori, volontari …… Organigramma con la definizione del personale Le attività Le attività sono elementi imprescindibili in una struttura pedagogica coerente che aspira a favorire un’educazione integrale al ragazzo in difficoltà. Attraverso le attività si ha un’educazione che cura e una cura che educa. Nel nostro sistema le attività sono la base su cui posa l’edificio educativo; Tradizionalmente si raggruppano intorno a tre nuclei: educazione morale e religiosa, educazione intellettuale, educazione professionale [MP. 347-348] Le attività tendono specificatamente a canalizzare le energie presenti ma disperse del ragazzo e a risvegliare e potenziare quelle latenti. Le classifichiamo come segue: 1. Terapeutiche: Tutte le attività del Borgo hanno un carattere terapeutico in senso lato, per quanto, centrate intorno ad un trattamento educativo programmato, tendono a suscitare e potenziare attitudini alla socialità; le attività terapeutiche lo fanno in maniera formale, direttamente intenzionale e con interventi specialistici a carico del personale tecnico. [MP. 350]. Per questo tipo di attività i principali professionisti sono lo psicologo, il medico, lo psichiatra, l’assistente sociale. 2. Formative: -formazione attraverso la frequenza della scuola dell'obbligo, delle superiori per chi ne avesse capacità e possibilità. -con incontri settimanali di formazione, integrazione e valutazione con una attenzione specifica all'intercultura 3. Occupazionali: l'inserimento lavorativo 4. Sportive e di tempo libero 5. Vita di famiglia -(Pulizie degli ambienti, riassetto della casa, giardinaggio). - attraverso la partecipazione alla gestione della vita comunitaria | IL PROGETTO BORGO AMIGÓ: L’UTENZA L’utenza Globalmente l'itinerario educativo proposto al Borgo Amigò può essere ricondotto alla strutturazione di percorsi di orientamento e responsabilizzazione per quei giovani che imboccano strade ad alto rischio di manifestazioni devianti o già entrati nel circuito penale o coloro che, pur avendo terminato la misura alternativa alla detenzione, avessero ancora bisogno di sostegno per "continuare a costruire". In particolare i servizi offerti sono rivolti a: • Ragazzi e giovani adulti di sesso maschile di età compresa tra i 14 e i 21 anni sia italiani sia stranieri. • La loro provenienza è mista; ossia l'intervento si rivolge sia a giovani provenienti dal circuito penale che a quelli sottoposti a provvedimenti amministrativi. • Data la specificità del trattamento richiesto si escludono quei giovani che dovessero avere problemi di tossicodipendenza non saltuaria e con gravi problemi di natura psicologica. L'attività è svolta in convenzione con il CGM attraverso le Direzioni Interregionali, il Comune di Roma con il Dipartimento allo scopo deputato, i Servizi Sociali territoriali IL PROGETTO BORGO AMIGÓ: FINALITÀ, OBIETTIVO GENERALE, OBIETTIVI SPECIFICI E AZIONI. Finalità Perché il giovane, in un momento difficile della sua vita, abbia a disposizione un luogo accogliente e competente per riprendere il proprio cammino verso la maturità. Questa finalità va intesa come offerta di tappe di valutazione reale e sperimentale dell’esistenza e l'offerta di nuovi modelli di identificazione personale, familiare e sociale. Obiettivo generale Traduciamo operativamente la finalità nel seguente obiettivo generale che centriamo sul ragazzo e per chiarezza esprimiamo in tre punti:
Obiettivi specifici L'itinerario educativo che al Borgo Amigó si propone agli ospiti ha come obiettivi specifici, per così dire globali. Nell’itinerario educativo, poi, ogni fase e tappa ha i suoi propri che verranno segnalati opportunamente.
Le azioni Centriamo le azioni sui tre nuclei fondamentali dell’intervento che si attua al Borgo Amigò.
![]() IL PROGETTO BORGO AMIGÓ: I LIVELLI DI INTERVENTO TRA SISTEMA PEDAGOGICO E PROPOSTA DI VITA Data la complessità dell’intervento abbiamo preferito proporlo come suddiviso in livelli con l’attenzione di aver presente che una così rigida suddivisione è solo per chiarezza espositiva. Nella realtà, come è ovvio pensare, questi livelli si intersecano e interagiscono in vari modi. Livello istituzionale
Rete e integrazione territoriale L’integrazione territoriale e la costruzione della rete costituiscono uno dei punti focali dell’intervento educativo del Borgo Amigò Questo punto in specie ispirera le azioni previste dal presente itinerario educativo. Le modalità possiamo individuarle in:
Livello educativo: l’itinerario educativo come processo di responsabilizzazione e valori Sinteticamente possiamo affermare che i punti più espliciti che regolano il modo di educare al Borgo Amigó - ispirato per tradizione alla ascesi cristiana - è l'orientamento di ogni uomo verso la trasformazione interiore e la concezione dell'agire educativo con il giovane come un cammino di iniziazione graduale e progressivo ad un modo di vita il più ricco possibile in umanità. L'itinerario educativo, quindi, non potrà che essere il frutto della contrattazione tra il giovane con le sue esigenze e la sua situazione, le regole della Istituzione, le esigenze dei Servizi invianti. La tradizione da cui attinge linfa vitale l'esperienza del Borgo Amigò, è partita dalla vita vissuta e riconduce costantemente alla vita. I motivi ispiratori restano sempre quelli legati non al tecnicismo pedagogico o psicologico o sociologico ma quelli legati alla passione educativa per l'uomo; passione che sa anche utilizzare i mezzi che la scienza mette a disposizione per un servizio qualificato. D'altra parte, quando si parla di scientificità con riferimento all'umano, bisogna ritenere che essa è da intendere come la profondità delle domande che si riesce a suscitare nel ragazzo o la profondità degli interrogativi a cui riesce a dare risposte. Arrivando al Borgo ciò che colpisce, è il clima della informalità e della convivialità che si respira nella famiglia numerosa dove ognuno richiede l'attenzione sulle sue gioie e sui suoi dolori; dove ci sono momenti di tranquillità ma anche di tensione che insieme si cerca di superare. La tradizione ci ricorda di "considerare che non sono solo le piante e i fiori, né i quadri e nemmeno gabbie di uccelli o acquari che rendono accogliente una casa anche se aiutano molto. Sono la tenerezza, l'allegria, le braccia aperte di una mamma che nasconde le mancanze del figlio, che dimentica i suoi ‘vagabondaggi’ però tutto conserva nel santuario del suo petto per prevenire ed evitarne la ricaduta; che raccoglie le sue lacrime se sono frutto di dolore e pentimento per mescolarle alle sue, che sono di amore e di perdono; che cicatrizza le ferite con il balsamo uscito dalle sue labbra; questo spirito di compenetrazione è ciò che rende accogliente una casa..." In realtà ciò che il giovane riesce a percepire non è un ambiente, per così dire, "terapeutico" ma una clima di rapporti, un ecosistema che lo spinge verso scelte che gli permetteranno un salto qualitativo nella sua vita. Gli è proposto un modello di vita che recupera la inattualità di valori quali il sacrificio, il lavoro, la povertà, la speranza, il coraggio. Diciamo che il giovane viene "iniziato" ad un modo diverso di percepire se stesso, gli altri, la vita, il mondo. Fasi e tappe dell’itinerario educativo. L'itinerario educativo si snoda in tre fasi che, come è ovvio immaginare, si snodano e realizzano in ordine logico più che cronologico. Le consideriamo brevemente: Accoglienza - Osservazione E' l'impatto del minore con l'ambiente nuovo nel quale dovrà trascorrere un tempo che al momento non è, in molti casi, ancora stabilito. In questa fase al giovane sono presentate, dal vivo, le regole che reggono la vita comunitaria e si comincia il cammino di contrattazione che lo porterà ad una prima presa di coscienza della sua situazione. Obiettivi specifici sono "sentirsi a casa" e un primo confronto, almeno teorico, con la norma. Di solito si conclude con la firma del contratto educativo-riparativo e la consegna del regolamento interno della comunità. Vita di famiglia - Processo educativo in senso stretto E' il corpo dell'itinerario educativo. Il giovane è invitato ad avere sempre presente il suo punto di partenza e gli obiettivi da raggiungere facendo leva non tanto sulla responsabilità legata al fatto commesso (per i giovani infrarattori) ma soprattutto su interventi promozionali della responsabilità. Questa fase è divisa in tre tappe: Conoscenza – incanalamento. È la tappa propriamente detta di correzione, rettifica e cambio della condotta. Corrisponde alla situazione in cui si trova la volontà del ragazzo: anarchica, dispersa, disorientata. Si tratta della tappa in cui si comincia a dar corpo al processo educativo, ad incanalare e centrare le risorse del ragazzo nella quotidianità. Il giovane conosce ed è conosciuto e offre l'opportunità di tarare il progetto individualizzato a cui aderisce; nello stesso tempo inizia il suo percorso di crescita nella responsabilità rendendo conto, in forma concreta, dei piccoli compiti che gli sono assegnati. D'altro canto gli si lascia intravedere che ogni sua azione, sia in positivo sia come mancata risposta a degli impegni assunti, ha delle conseguenze su tutto il sistema nel quale è inserito. L'enfasi è posta sulla percezione spazio-temporale e sulla chiarificazione dei contesti. Di solito il giovane non percepisce in modo chiaro la varietà dei contesti; vive piuttosto un'omogeneizzazione degli stessi e quindi di "non-luoghi". D'altra parte, la sua vita è centrata sull'immediatezza degli interrogativi che la sua situazione impone e sulla conseguente immediatezza delle risposte che pretende. Comincia a considerare che il "tutto e subito" non è la maniera più praticabile per affrontare realisticamente la sua situazione, come anche che esiste una diversità di contesti che esigono comportamenti adeguati. Il valore principe di riferimento è la speranza. Stabilità Questa tappa costituisce un passo decisivo nel processo educativo infatti è durante questa tappa che avviene la svolta decisiva che può determinare il cambio di vita. E' la tappa in cui il giovane si misura costantemente con la quotidianità dell'impegno assunto ed è invitato ad un confronto più serrato con i suoi compagni e con gli educatori. Comincia ad essere più cosciente degli aspetti da modificare ma soprattutto comincia a far leva sui suoi punti di forza. “Il ragazzo si è reso conto delle sue possibilità e si converte in artefice del processo educativo o, almeno, ci prova nonostante siano ancora presenti alti e bassi. Comincia ad essere responsabile delle sue scelte di vita”; più semplicemente diciamo che in questa fase il giovane offre delle garanzie fondate. E' in grado di assumersi responsabilità che lo portano fuori della istituzione per motivi di lavoro o d'istruzione. Assume l'esistenza e l'osservanza delle regole come fatto "normale" ed ineliminabile del vivere umano. In questa tappa è posta enfasi particolare sull'educazione alla legalità e sulle modalità di rapporto all'interno del vivere comune. Il giovane è invitato a liberarsi degli stereotipi che spesso regolano le sue modalità di rapportarsi ai pari, agli adulti e all'ambiente. Si lavora, da un lato per far superare al giovane la frammentarietà della sua identità, mentre dall'altro perché possa acquisire una visione dell’alterità sostanziale e non virtuale. I valori di riferimento sono la perseveranza, il sacrificio, la tenacia, l'armonia.
Consolidamento In questa tappa la personalità del ragazzo raggiunge il grado di maturità corrispondente alla sua età, alle sue capacità e alle sue qualità. Il processo educativo raggiunge il culmine con l’intensificazione dei rapporti con l’ambiente familiare e sociale nel quale il ragazzo dovrà ritornare. In questa tappa il giovane è invitato ad irrobustire e consolidare i progressi compiuti. Segue il suo programma senza grandi scossoni ed è in grado di camminare da solo seppure ancora bisognoso di sostegno e rassicurazioni a vario livello. Già nelle fasi precedenti aveva dovuto confrontarsi con il "limite"; in questa fase è confortato nell'accettazione del senso di fìnitudine legato alla sua persona. I valori di riferimento sono la libertà e la fiducia. Autonomia È la fase che prepara il giovane alla vita fuori della comunità. Il valore di riferimento è la responsabilità. Egli è convinto che le sue azioni producono degli effetti dei quali si sente attore sia nel positivo sia nel negativo ed è, in qualche modo, in grado di orientare la sua vita. Questa fase presenta due tappe: Autonomia in comunità: Il giovane, continua ancora per qualche tempo a condurre vita di famiglia con i suoi compagni ma, ben presto passa a condurre la propria vita in ambiente separato dagli altri ospiti e seguendo ritmi legati alle attività lavorative e formative che gli permetteranno la totale indipendenza. Autonomia fuori della comunità: Il giovane, ormai raggiunta una certa stabilità lavorativa, è in grado di vivere e gestire la sua vita al di fuori dell'ambiente comunitario. In questa tappa gli è offerto un sostegno psicologico e affettivo per far fronte agli inevitabili contraccolpi che il cambiamento di condizione può causare. L'educatore: mistica e professionalità [m.p. 237-299] L'idea d'educazione che permea il progetto del Borgo Amigò è da intendere prevalentemente come iniziazione e questo porta ad un modo particolare di considerare l'operatore; L'educatore, egli si propone come un iniziato in umanità che a sua volta si trasforma in iniziatore all'umano. In particolare l’educatore è “un professionista militante”; egli ha fatto delle scelte di vita e con esse continuamente si confronta; ha degli ideali e dei modelli da seguire; ha un progetto sulla sua vita e una visione del mondo e questa propone ai suoi giovani. In educazione non si possono assolutizzare né i metodi, né i mezzi, né i risultati, non ci sono leggi meccaniche che regolano l’educazione dell’uomo, essere dotato di libertà. Per tanto l’educatore deve suscitare l’interesse e la collaborazione attiva del giovane, primo protagonista della propria educazione; mai sottovaluta il proprio lavoro educativo anche se può sembrare sterile. Qualità e attitudini dell’educatore: - Coscienza della responsabilità che si assume al costituirsi educatore dei giovani che gli sono stati affidati e della trascendenza del su compito pedagogico. - Capacità di accettazione e adattamento per far fronte e metabolizzare le reazioni normali di giovani problematici che frequentemente generano conflitti e tensioni. - Equilibrio, ponderatezza ed equanimità per non perdere la calma nei momenti critici; per infondere fiducia all’individuo e sicurezza al gruppo; per evitare oscillazioni emotive estreme e decisioni capricciose, debolezze affettive e rigidità dittatoriali. Semplicemente umano, attento, amabile. - Dignità e sicurezza per muoversi con naturalezza come lider, guida, organizzatore e motore del gruppo. Così si proporrà come modello di identificazione e incarnazione dei valori che l’individuo e il gruppo cercano e di cui hanno bisogno. - Capacità di sacrificio, costanza e ottimismo per essere maestro, guida e amico dei giovani che si sentono disorientati ed emarginati. La dinamica dell’educatore: - L’educatore è il centro della vita del gruppo e il ragazzo la ragion d’essere dell’educatore. Questi, ogni giorno si domanda per lo stato dei suoi ragazzi, come accompagnarli, che forma di evoluzione e progresso sperimentano, che difficoltà presentano e quali mezzi impiegare per superarle. - La convivenza con i giovani, la sua presenza costante, affettuosa e disponibile senza essere assorbente offre sicurezza e coesione al gruppo, coraggio e stimolo all’individuo, autorevolezza all’educatore. - Segue con attenzione permanente ciascun alunno e tutto il gruppo, e con essi, traccia gli obiettivi del gruppo e di ogni giovane; applica i mezzi per raggiungere gli obiettivi; registra i passi e i segni che indicano l’itinerario e i progressi; analizza, critica, valuta il processo; notifica i risultati. - Controlla la scheda educativa per vedere se le attività, risorse e mezzi di ogni giovane puntano e conducono al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Se è il caso, rinforza, rettifica o cambia gli obiettivi. ![]() ![]() |





